17/05/2016

La proposta di legge sulla sharing economy in 5 punti chiave

Autore: Arianna Giannatempo

 

 

Lo scorso 6 Maggio, I3P ha ospitato l'incontro "Sharing Economy, Innovazione e Governance", il quale aveva l'obiettivo di dare voce alle startup del panorama torinese operanti in questo settore e di discutere insieme ad esperti e docenti sulla proposta di legge che andrà a regolamentare per la prima volta, anche a livello europeo, un settore tanto innovativo, quanto nebuloso.

Tra gli ospiti dell'evento anche l'On. Veronica Tentori, membro dell'Intergruppo parlamentare per l'innovazione tecnologica e prima firmataria della proposta di legge sulla sharing economy. Con lei abbiamo parlato degli elementi essenziali che compongono il disegno di legge, ad oggi aperto alla consultazione pubblica e al pubblico commento da parte di chiunque voglia esprimere il proprio parere. 

Dunque, di cosa parla la proposta di legge? Per semplificare le cose ecco riassunti i 5 elementi essenziali: dalla definizione che si è provato a dare all'economia della condivisione, all'introduzione del registro nazionale delle piattaforme, per giungere alla parte forse più spinosa, quella fiscale

12 Articoli in 5 punti

1. Cosa è e cosa non è sharing economy 

Oggi sotto l'etichetta di sharing economy ci troviamo cose differenti, da modelli relazionali che stimolano la socialità a modelli di business veri e propri, e talvolta il confine è molto labile. Il testo definisce economia della condivisione "l’economia generata dall’allocazione ottimizzata e condivisa delle risorse di spazio, tempo, beni e servizi tramite piattaforme digitali". Dunque non rientrano nella norma quelle piattaforme che mettono in condivisione beni non di proprietà degli utenti perché, in quel caso, più che di share si tratta di rent, ma il testo è rivolto ai cosiddetti “abilitatori” che mettono in contatto gli utenti a cui appartengono i beni che generano profitto tramite la piattaforma. Per intenderci, Uber non è incluso nella norma, Gnammo sì.

2. L'AntiTrust, il registro nazionale e la policy aziendale

La proposta di legge introduce anche il Registro elettronico nazionale delle piattaforme di sharing economy e sarà l'Autorità garante della concorrenza e del mercato a vigilare sull’attività delle piattaforme digitali, le quali, per registrarle, i gestori dovranno presentare un documento di policy aziendale che verrà vagliato dall'AntiTrust: se la policy presentata rispetterà le leggi sulla concorrenza e la tutela dei consumatori verrà accettata col meccanismo del silenzio assenso. L'AntiTrust, però, non è più solo un'autorità a cui sottostare ma anche un ente con cui dialogare per migliorare la posizione della propria impresa/piattaforma. E quanto è più facile per un investitore avere fiducia in un progetto di sharing economy quando sa che ha tutte le carte in regole per arrivare sul mercato con un più basso rischio di contenziosi

3. Aliquota al 10% per chi è al di sotto della soglia dei 10.000 euro

La questione della fiscalità è la parte su cui si è maggiormente concentrata l'attenzione dell'opinione pubblica, anche per la necessità di stabilire dove finisce l'amatorialità e comincia la professionalità, da sempre il tema più dibattutto quando si parla di sharing economy. Bene: è utile specificare che questa proposta di legge non va a regolamentare verticalmente settore per settore (quello dei trasporti, piuttosto che quello dell'home restaurant, per fare degli esempi), ma opera in modo trasversale, ossia rendendo i gestori delle piattaforme sostituti di imposta per i redditi generati dai cosiddetti "utenti operatori".  

Fermi tutti, non serve andare su Wikipedia: per chi non lo sapesse 👉 un sostituto di imposta è un soggetto che per legge sostituisce in tutto o in parte il contribuente trattenendo le imposte dovute dai compensi. 

Quindi, cosa succede? Al momento dell'iscrizione l'utente inserisce nome, cognome, mail e... codice fiscale. I pagamenti verranno tracciati e se il reddito proveniente dalle attività svolte su tutte le piattaforme di "economia della condivisione” non supera i 10 mila euro, si pagherà un’aliquota fissa del 10% su tutte le transazioni. Altrimenti, dopo un "conquaglio", si pagherà l'eccedenza con la rispettiva aliquota.

4. Condivisione di beni e servizi da parte di enti locali e PA

In questa proposta di legge c'è spazio anche per la valorizzare e la diffusione delle buone pratiche nell’ambito dell’economia della condivisione, annunciando la definizione, entro centoventi giorni dall'entrata in vigore della legge, di linee guida, destinate agli enti locali, per incoraggiare processi virtuosi di condivisione di beni e servizi anche nella pubblica amministrazione.

5. Monitoraggio e sanzioni

A raccogliere, monitorare e analizzare i dati relativi al numero di utenti, alle attività svolte e ai relativi importi, nonché alla tipologia di beni e servizi utilizzati sarà l'ISTAT. Mentre ad occuparsi delle sanzioni sarà ancora una volta l'AntiTrust. Il testo parla chiaro: è prevista la sospensione immediata del servizio per quelle piattaforme che svolgono la loro attività senza essere iscritte al registro, mentre il gestore che non si adegua nel termine indicato è soggetto a una sanzione amministrativa che può arrivare fino al 25% del suo fatturato. Per chi invece non rispetta le disposizioni sul documento di policy aziendale sono previste sanzioni che vanno dall’1 al 10% del fatturato. 

Dunque, le strade (e le opportunità di buiness) della sharing economy sono infinite e questo strumento rappresenta il primo step che inaugura l'iter di regolamentazione di un ambito così ampio e variegato. Ma cosa ne pensano gli startupper della nuova proposta di legge? 

Eugenio Sapora de L'Alveare che dice Sì dice:

"Sono molto favorevole a questa proposta di legge e mi auguro che passi al più presto. Tuttavia avrei dei suggerimenti per quanto riguarda la percentuale dell'aliquota: piuttosto che stabilire un range uniforme, sarebbe bello avere degli step, ad esempio da 0 a 5000 € si stabilisce una aliquota dello 0% - da 5000 € a 10000 € del 15% - oltre 10000 € subentra il cambio di categoria. Questo spingerebbe davvero le persone a lanciarsi nel mondo della sharing economy senza porsi troppo il problema della tassazione, e al tempo stesso assicurerebbe ricavi all'AE."

Cristiano Rigon di Gnammo:

"La questione della fisclità proposta dal disegno di legge impone un limite massimo di 10 mila euro, un limite non distribuibile sul singolo verticale. Ma questa somma è un tetto difficile da gestire in modo uniforme su tutte le piattaforme: un conto è fittare alloggi, un altro conto è offrire una cena. L'ideale sarebbe poter differenziare le entrate e le transazioni provenienti dalle diverse piattaforme utilizzate, ma so che sono in corso lavori in commisisone per gestire le particolarità specifiche."

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