04/11/2015

Da Monini a 20th Century Fox: Gnammo ci mostra un modo nuovo di fare Product Placement

Intervista a Walter Dabbicco di Gnammo

Dall’ultima volta che abbiamo parlato di Gnammo, ad oggi la giù grande community di social eating in Italia, sono cambiate molte cose. 

La startup ha ottenuto il luglio scorso il 3° round di finanziamenti, equivalente a 400 mila euro. 

Crescita, momenti di sconforto e incontri inattesi (che il Prodigioso Spaghetto Volante sia con voi - Ramen!). Abbiamo intervistato Walter Dabbicco, Responsabile Marketing, per farci aggiornare sui traguardi raggiunti e sui nuovi obiettivi: sono emersi dati “fuori di testa”. 

Cominciamo con le buone notizie: quanta strada ha fatto Gnammo dal suo lancio sul mercato? 

In realtà, siamo pieni di buone notizie! Quella che vi racconto subito è che la community di Gnammo sta crescendo molto e rapidamente. Nei soli mesi di Settembre e Ottobre si sono iscritti alla nostra piattaforma da 5.000 a 10.100 utenti [n.d.r.: dato di fine ottobre]. Valore che si va a sommare a quello totale della community, che ad oggi conta circa 120.000 utenti registrati da tutta Italia. Di questi, più dell’8% hanno provato l'esperienza.

La prossima sfida è cercare di rendere la distribuzione degli eventi più capillare, in modo da riuscire ad accontentare anche chi non vive nelle grandi metropoli. Il servizio di social eating ha la peculiarità di dover raggruppare un certo numero di persone per far sì che l’evento si realizzi, altrimenti sarebbe solo eating, senza social. Quindi arrivare al completamento di un evento è più complicato nelle città minori, ma ci stiamo lavorando. 

Qual è il vostro principale modello di revenue?

Al momento stiamo lavorando molto con rassegne brand food. Possiamo dire che abbiamo individuato un modo diverso di fare product placement. Adesso è in corso una rassegna con Olio Monini: cene di social eating in cui l’olio del noto brand è in tavola. Ma sono tanti i marchi che hanno deciso di relazionarsi a Gnammo, come Ferrarelle e Barilla. Gnammo è una community verticale sul mondo del food, quindi un bacino assolutamente goloso per il mondo del brand alimentare, e non solo.

Quest’anno, infatti, abbiamo realizzato anche eventi no-food, collaborando con 20th Century Fox e con un’impresa attiva nel settore edile. Le rassegne brand rappresentano una parte importante della nostra attività, perché da un lato contribuiscono al nostro fatturato in maniera consistente, dall’altro fanno aumentare la fiducia in Gnammo. Collaborare con marchi come  Ferrarelle e Monini fa pensare al nostro pubblico di riferimento “possiamo fidarci”. 

Poiché, però, abbiamo anche un buon cuore, alle rassegne brand-food, alterniamo rassegne benefit. È in corso un mese dedicato a Libera: chiunque voglia organizzare un evento di social eating può inserire nel menù gli spaghetti che Libera produce dai grani coltivati nelle terre confiscate alla mafia, dedicando parte dell’incasso all’associazione. Siamo molto soddisfatti dei risultati che sta ottenendo anche questa campagna. 

Recentemente ci stiamo interfacciando anche con la comunità Pastafariana, sapete… loro credono in una particolare divinità: il Prodigioso spaghetto volante (vedi foto a lato). Il loro nucleo beneventano sta realizzando delle cene di raccolta fondi per gli alluvionati della Basilicata. Attorno alla tavola si riescono a creare commistioni particolari ed inattese, compresi i pastafariani. È anche questo il bello di Gnammo! 


Puoi dirci la ricetta segreta per far sì che un evento si realizzi? 

Non posso, è segreta! Va bene dai, vi svelo qualcosa. In genere, per far sì che un evento riesca occorre che ci sia dietro una storia. Cosa intendo? Una persona che decide di organizzare una cena di social eating è auspicabile che metta a disposizione le sue competenze ed un pezzo della sua storia. Che sia cucina indiana, vegan o tradizionale piemontese, deve essere fatta in un determinato modo, che in parte dipende dal vissuto della persona: solo così porterà un valore aggiunto alla community di Gnammo, arricchendola. 

Valore, storia, competenze sono dunque gli ingredienti segreti. Avete mai realizzato un evento con queste caratteristiche?  

Sì, ed è stata un esperienza molto positiva. In quest’ultimo mese abbiamo portato 60 persone a mangiare dopo l’orario di chiusura al Palazzo Madama, location esclusiva dal sapore storico, in cui ai fornelli c’erano tre chef stellati di Torino. L’idea era quella di portare la cittadinanza a vedere come creando dei legami virtuosi tra bene culturale, realtà d’impresa e il top della ristorazione, si possano creare cose meravigliose. Stiamo cercando di portare alla luce tutto il valore positivo che può nascere da una realtà come Gnammo.

Hai parlato di social eating, ma sulla piattaforma Gnammo è possibile anche organizzare eventi di home restaurant, puoi dirci in cosa si differenziano? 

La principale differenza sta nella regolarità dell’evento. Il social eating consiste nell’organizzare saltuariamente alcune cene al mese dedicate a poche persone, per il solo scopo di socializzare e recuperare le spese, ottenendo un piccolo margine. L’home restaurant è invece un’attività dalla quale voglio marginalizzare di più.

Sono due mondi distinti: il primo deve restare completamente libero, perché stiamo parlando di una semplice cena tra amici. Il secondo invece deve avere delle normative più precise. Se un utente organizza un evento al giorno e potenzialmente ospita 150 persone a settimana, occorrono determinate autorizzazioni sia igieniche che meramente brocratiche, per evitare la concorrenza sleale con i pubblici esercizi.

Su Gnammo ci sono entrambi e stiamo lavorando in maniera proattiva per identificare bene i confini di queste due tipologie di attività.

Hai fatto riferimento a questioni normative, rappresentano un ostacolo alla vostra attività? 

Ad oggi non esiste una legge di riferimento e si cerca di applicare la legislazione delle strutture ricettive a qualcosa di completamente differente, quale è l’home restaurant. Stiamo lavorando in questa direzione proponendo noi delle strade che potrebbero essere la base per una legislazione.

Il principio cardine è distinguere la saltuarietà e la libertà di un incontro da quella che è invece a tutti gli effetti un’attività remunerativa. Noi abbiamo la possibilità di verificare il transito che un utente fa perché tutti i pagamenti avvengono on-line e sono tacciabili. C’è un limite di 5 mila euro oltre il quale bisogna cambiare la propria posizione Inps.

Quando noi come staff ci accorgiamo che l'utente supera i livelli prefissati, avviamo una proceduta pilota in cui esso viene guidato per rendere il tutto quanto più possibile idoneo alla legge. 

Gnammo sta lavorando molto bene a livello di brand, è una delle più conosciute e affermate realtà nel suo settore, così abbiamo deciso di essere propositivi. Ad oggi siamo seduti ai tavoli di lavoro sia con il Ministero che con le associazioni di settore per lavorare insieme. 

Quello della sharing economy è un movimento globale, fermarlo è difficile. 

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